Legge 168/05: i motociclisti come i mafiosi

Di omino
Pubblicato il 21 set 2005
Legge 168/05: i motociclisti come i mafiosi

La notorietà della maledetta legge del taglione varca i confini nazionali e lo fa nel modo peggiore per l’immagine del nostro paese.
Certo non sarà parso vero ai tedeschi di Motorradonline di trovarsi bello e pronto uno spunto per fare la consueta associazione Italia = mafia.
A offrirglielo è un’arguta osservazione del settimanale Motosprint, dalla quale si evince che l’unica categoria (se così si può chiamare…) a condividere con i motociclisti la pena della confisca dei beni è appunto quella degli appartenenti a Cosa Nostra.

Forse quest’osservazione servirà più di ogni petizione, lettera e rimostranza, a convincere i nostri parlamentari a fare ammenda e revocare la famigerata 168/2005.
E’ l’unica speranza, l’unico raggio di sole nel nero in cui si sprofonda, nell’apprendere che questa volta è chi va in giro in moto con una postura inadatta a farsi deridere all’estero, perché evidentemente (secondo la legge…) assimilabile a chi uccide, sequestra, sottomette, ruba, spaccia, ecc., ecc.
Vorrà dire che visto che non possiamo più alzarle dal manubrio, non ci saluteremo più con un gesto delle mani ma, d’ora in poi, ce le baceremo.

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