Il Corpo Forestale dello Stato segnala alla Procura il Coordinamento Italiano Motociclisti

Dopo la lettera aperta alle Istituzione da parte del Coordinamento Italiano Motociclisti riguardo i "controlli sospetti" degli agenti del CFS sui passi dell'Appennino toscano, arriva la segnalazione del Coordinamento Italiano Motociclisti alla Procura della Repubblica da parte della Forestale.

Di Emanuele Macaluso
Pubblicato il 12 ott 2012
Il Corpo Forestale dello Stato segnala alla Procura il Coordinamento Italiano Motociclisti

Torniamo a parlare dello “scontro” tra civili e istituzioni, nel nostro caso tra il Coordinamento Italiano Motociclisti e il Corpo Forestale dello Stato. Qualche giorno fa avevamo pubblicato la lettera aperta da parte del Coordinamento alle Istituzioni sui controlli eseguiti dagli uomini del C.F.S. sui passi dell’appennino toscano.

Il presidente Marco Polli aveva denunciato, su segnalazione di numerosi motociclisti, una presunta attività illecita da parte degli agenti che, attuando la campagna Defend Life, procedevano nel multare i motociclisti obbligati a dover sorpassare per forza un’auto civetta che procedeva a velocità bassissime.

Dal canto loro, gli agenti del C.F.S. hanno ritenuto che certe accuse sono false e diffamatorie e pertanto nella giornata di ieri 11 ottobre, hanno provveduto a segnalare il Coordinamento dei Motociclisti alla Procura della Repubblica di Arezzo a tutela dell’onorabilità e del buon nome del Corpo Forestale dello Stato e del personale dipendente coinvolto nei servizi della campagna di sicurezza Defend Life.

Gli agenti, accusati di tendere “imboscate” alla categoria dei motociclisti, hanno risposto con queste parole che riportiamo:

“Il nostro impegno è e resta quello della sicurezza della circolazione sulle strade di montagna, cioè a dire nelle realtà dove il Corpo Forestale dello Stato esercita i propri compiti di polizia per la sicurezza comune e del territorio. Vorremmo che i portavoce degli utenti di queste strade riflettessero prima di muovere campagne poco informate e denigratorie.

Riteniamo inoltre fuorviante contrapporre un servizio di sicurezza ad un interesse economico che risulterebbe compromesso. A prescindere dal fatto che la vita umana vale comunque sempre più dei panini venduti sui passi, se questo fosse mai un metro di valutazione, nessun programma di servizio è inteso a criminalizzare o perseguitare chicchessia, o allontanare alcun visitatore da aree che meritano senz’altro di essere frequentate per gli aspetti naturalistici, storici e culturali che manifestano.

Contrariamente alle conclusioni espresse dal coordinamento dei motociclisti, si ha vanto di affermare che la campagna Defend Life sta dando risultati tangibili e concreti, fino all’azzeramento di incidenti nelle strade soggette a controllo, concorrendo efficacemente all’obbiettivo del servizio che ci siamo posti rispetto a questa grave criticità. Criticità tra l’altro che, in tutto il corpo della segnalazione, il Coordinamento stesso non ha ritenuto neppure il caso di menzionare.

I trasgressori ad ogni buon conto sono una netta minoranza dei motociclisti controllati e speriamo che questi utenti, sapendo dei controlli, migliorino sempre di più i propri stili di guida ed evitino anche di predisporsi all’irregolarità laddove, altrettanto pericolosamente, modificano arbitrariamente i propri mezzi.

Queste pratiche rappresentano anch’esse una casistica significativa di verbalizzazioni, parallelamente alle condotte di guida pericolose, riscontrate grazie ad un’accresciuta capacità del nostro personale di “leggere” le carte di circolazione e di omologazione, a seguito della formazione appositamente ricevuta.”

via | Arezzo Notizie

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