Test Yamaha Majesty 400 2009 day by day: buon sangue non mente

Di LeleV_200mph
Pubblicato il 20 lug 2009
Test Yamaha Majesty 400 2009 day by day: buon sangue non mente



Ci vogliono 6.690 Euro, che salgono a 7.190 per la versione con Abs, per rendersi felice possessore del nuovo Majesy 400 di Yamaha. Cifra da moto vera viene da pensare, ma se la vostra attenzione è caduta su di lui vuol dire che, almeno in questo frangente, della moto classica ve ne frega ben poco. Ma forse neanche degli scooter, perchè lui scooter non è, ma al massimo scooterone. Anzi Lo Scooterone.

Che però si è rinnovato, rifatto il trucco e aggiunto anche qualche muscolo, che non fa mai male. Risultato? Ora è anche un bell’oggetto il Majesty 400, perfettamente fedele a se stesso ed al suo carattere ma con un nuovo look che, specie nel bianco usato nel corso del test, ha messo nel dimenticatoio quell’aria da perfetto compagno di trasporto ad emozioni zero che ormai faceva un po’ parte della prima serie per entrare nel campo del modaiolo.

Ma stiano tranquilli gli amanti della sostanza, qualche settimana in sella mi ha confermato che nel farlo non ha perso niente dei suoi caratteristici punti forti. Che sono: i volumi big size, il comfort, e quell’aria più rassicurante e comodosa che sportiva che lo rende il perfetto compagno di viaggio quotidiano più che un bruciasemafori da attacco.

Yamaha Majesty 400 2009
Yamaha Majesty 400 2009
Yamaha Majesty 400 2009

Ma del resto non c’era nessuna voglia e bisogno di dar fastidio a sua “maestà” T-Max, ma piuttosto di portare avanti la sua bella storia. Che è fatta di capienza, comfort e prestazioni più che sufficienti a spostamenti veloci. Che oggi sono oltretuttto un poco più veloci, visto che il suo motore monocilindrico in alluminio da 395cc nonostante la normativa Euro3 convince di più nella prova classica.

Ovvero quella al semaforo: e qui gran parte del merito va sicuramente alla trasmissione che, a dispetto del vecchio, finalmente lascia prendere i giri in partenza a tutto vantaggio della accelerazione. Che in fondo è un po’ il pane quotidiano di qualsiasi scooter, che ha il non facile scopo di togliersi velocemente da potenziali situazioni di pericolo nel mezzo del traffico allo scattare del verde.

Yamaha Majesty 400 2009
Yamaha Majesty 400 2009
Yamaha Majesty 400 2009

Ma seppure la città non sia per forza il suo terreno di caccia preferito, viaggiare per Milano con il nuovo Majesty ammetto mi ha fin stupito: tralasciando (ma non troppo), che per la prima volta in mia mi sono visto fermare su uno scooter da qualche possessore della serie precedente per ricevere una sempre piacevole dose di complimenti, superato un poco di spavento iniziale per le dimensioni XL ben difficilmente mi sono ritrovato a rimpiangere scooter di piccola cilindrata.

Non è di sicuro il più stretto scooterone in circolazione, ma lo slalom tra le auto avviene con la stessa naturalezza con la quale ormai Valentino passa Lorenzo e l’ottima posizione in sella – il pensiero alla comoda poltrona del nonno è quasi inevitabile – rende qualsiasi spostamento molto rilassante. Ti invoglia ad usarlo questo Majesty, anche se per fare solo qualche km e nel caotico traffico cittadino.





Là dove però entrano in scena le sospensioni riviste che – cosa rara su uno scooter – sono un ottimo compromesso tra prestazioni e comfort: morbide ma mai sfrenate, anche i due ammortizzatori posteriori non vanno mai in crisi nemmeno sul pavè (dove però ogni tanti si sente qualche rumorino di troppo probabilmente imputabile alla sella).

E questo nonostante il peso importante che, seppure un sella si faccia sentire molto poco, è probabilmente l’unico vero difetto di questa Majesty, specie per i più piccoli che avranno qualche remora negli spostamenti a bassissima velocità. Una piccola pecca che però alla prima uscita fuori porta si dimentica velocemente.

Qui del resto esce fuori l’aria da quasi tourer del Majesty 400, capiente e pratico grazie ai suoi numerosi vani (oltre a quello enorme sotto sella, conta infatti due due piccoli e pratici vani dietro lo scudo), e comodo anche in coppia – seppure il passeggero stia quasi ad un “piano superiore” rispetto al pilota – mi ha permesso di lanciarmi in qualche uscita fuori porta piuttosto veloce grazie alla sua capacità di tenere una andatura a velocità codice senza il minimo sforzo.





Tutte caratteristiche insomma che mi hanno confermato l’ottima regola messa in campo da Yamaha: quella di partire da un progetto sano (come ha confermato il suo successo) per poi evolverlo ma senza per questo stravolgerlo. Mossa perfetta quindi, che senza troppi proclami non ha fatto altro che partire dalla sua buona base e toglierle i suoi difetti. C’è di meglio? Se cercate uno “scooterone” potrebbe essere non facile trovarlo…


Yamaha Majesty 400 2009
Yamaha Majesty 400 2009

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