Misano Misano 2013: due… i “Rossi” in pista, Valentino e Luca (Marini)
Per la prima volta sulla stessa pista nello stesso weekend in una gara mondiale: Valentino Rossi ed il fratello Luca Marini
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Stavolta, i “Rossi” in pista a Misano sono due, il nove volte campione del mondo Valentino e il debuttante in Moto3 Luca, che di cognome fa Marini, ma è il fratello sedicenne del “Dottore”. Scritta così è una forzatura lessicale ma rende meglio l’idea dei due fratelli (stessa madre e padri diversi) per la prima volta in gara nello stesso Gran Premio, anche se in categorie differenti.
Il 34enne campione della Yamaha all’età di 16 anni vinse il suo primo titolo tricolore della 125 GP giungendo terzo nel campionato europeo della stessa cilindrata. Il 16enne pesarese si giocherà al Mugello, nel doppio round del 21 e 22 settembre, il titolo italiano della Moto3, con una Honda 250 monocilindrica Grand Prix.
Per Valentino, reduce da una stagione fin qui non certo eccellente, con la sola vittoria di Assen (e con Lorenzo, Pedrosa e Marquez in condizioni fisiche precarie), la corsa di casa rappresenta l’ultima spiaggia, la carta di riserva per capire se davvero il “vecchio” leone ha imboccato il viale del tramonto oppure se classe e orgoglio possono compiere il miracolo, atteso e desiderato da tanti tifosi in Italia e nel mondo.
Per Luca, Misano è il “ballo” dei debuttanti, il possibile trampolino di lancio, l’ingresso nell’arena dei big, pur solo come wild-card nella entry class della Moto3 e non nella vera fossa dei leoni rappresentata dalla MotoGP.
Luca ha fatto la sua prima gara all’estero domenica scorsa nella Moto3 del CEV (campionato spagnolo) ad Albacete: un non disprezzabile settimo posto in un volatone rocambolesco a poco più di un secondo dal vincitore Adrian Martin, primo per 45 millesimi di vantaggio su Jorge Navarro, secondo a 76 millesimi davanti a Alejandro Medina, in fotofinish. Come dire, una corsa con il coltello fra i denti, dove rimanere in piedi è già … un risultato.
Il fratellino del Dottore, bel visino acqua e sapone con l’occhio lanciafiamme, fisicamente di alta statura ma capace di saldarsi con la sua cavalcatura, è un pilota perfezionista verso se stesso e la sua moto, stilisticamente old tyme dalla guida morbida e rotonda in curva, uno da giri veloci, buon combattente nel corpo a corpo infuocato della Moto3, ancora debole nel guizzo decisivo per il gradino più alto del podio.
Essere il fratello di un 9 volte campione del mondo indubbiamente aiuta nel pass d’ingresso, nella copertura mediatica e nel supporto degli sponsor, ma c’è l’altra faccia della medaglia, con il peso del confronto permanente che può essere stimolante ma anche ossessivo. I buoni consigli e le buone amicizie male non fanno, ma il motociclismo resta sport individuale ed è sempre il cronometro a misurare il valore di un pilota, è sempre la pista a decidere. Mezzi e fortuna aiutano ma senza classe, impegno e volontà di correre e di vincere non si va da nessuna parte: comprimari, mai campioni. Nel motociclismo tanti sono gli esempi, e le poche eccezioni confermano la regola.
Luca sa bene che – come cantava Mina – l’importante è finire e che il mondiale è un’altra musica, con piloti e moto di alto livello, dai quali imparare. Ecco, una prima corsa – quella iridata di domenica a Misano – per fare esperienza, cercando però qualche acuto, a dimostrazione di una stoffa grezza ma pregiata e di buon taglio. E, perché no, un test utile per il CIV tricolore della settimana dopo al Mugello.
A Valentino, con in pista Marquez, Lorenzo, Pedrosa ecc, non mancano certo gli avversari: l’aver qui fatto sempre bene è corroborante ma poco serve se manca il sigillo finale di una prestazione maiuscola, il colpo magistrale della grande impresa.
Tutt’altra storia per Luca, cui si chiede solamente di dimostrare che qui oggi: “ci sono anch’io”. Al motociclismo non serve la saga dei Rossi, ma la conferma del mito di Valentino e la scoperta di un nuovo talento. In bocca al lupo ad entrambi!
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