Mototemporada, quando il 19 marzo “apriva” la stagione Made in Italy
Quando la Mototemporada apriva ufficialmente la stagione delle corse. Correva l'anno...
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In questi giorni di marzo i protagonisti del motomondiale (la SBK ha già svolto i suoi primi due round iridati a Phillip Island e il prossimo we c’è il secondo appuntamento in Thailandia) sono impegnati nei test ufficiali, MotoGP a Losail, Moto3 e Moto 2 a Jerez e piloti e team del Cev e del Civ provano in diversi circuiti in vista della nuova stagione agonistica.
Insomma, le corse escono dal letargo invernale, ma oggi il “risveglio” è diverso dal passato, quando il motociclismo de “I giorni del coraggio” era più genuino, senza clamori mediatici e gossip, meno ricco, più rischioso, né migliore e né peggiore di quello odierno, vissuto con la stessa intensità e con la stessa passione da chi si cimentava in pista e da chi li seguiva dai bordi dei circuiti, spesso improvvisati lungo i viali cittadini, o ritagliati da spazi adibiti ad altro, come accadeva all’autodromo di Modena, un piccolo aeroporto all’ombra della Ghirlandina.
L’appuntamento all’aerodromo (si chiamava così…) di Modena era una tappa fondamentale perché apriva ufficialmente le corse di velocità valide per il “tricolore” ma con valenza internazionale aperte ai big stranieri, di fatto l’anteprima del motomondiale.
Come abbiamo già scritto su Motoblog, una volta, dal dopoguerra agli anni ’70, le corse di moto entravano in un lungo letargo invernale, come se non esistessero più. Il motomondiale terminava di solito agli inizi di settembre con il GP d’Italia a Monza, poi, dopo il boom delle moto del Sol Levante, con il GP del Giappone ad ottobre. In Italia la stagione internazionale si chiudeva con le due ultime gare autunnali – quasi sempre soleggiate – di Vallelunga (Roma) e di Ospedaletti (San Remo). Poco o nulla si sapeva delle corse in Sud Africa, a dicembre, dove mai partecipavano piloti o case italiane.
Quindi da ottobre ai primi di gennaio, per tre mesi, il motociclismo si “spegneva” come non ci fosse mai stato e mai dovesse tornare. Il vero letargo durava “solo” tre mesi perché dopo la Befana (6 gennaio) iniziava la conta sul calendario in … vista del 19 marzo, per l’attesissima apertura tricolore nel vecchio e spettacolare autodromo nel cuore di Modena, di fatto una specie di immenso stadio con vista sull’intero tracciato.
Era, per i veri appassionati, come la stecca del soldato: anche chi scrive queste note – all’epoca ragazzo – ogni giorno spuntava dal calendario i 71 giorni (dal 6 gennaio al 19 marzo) che ci dividevano dall’agognata “prima”.
Dalla mia città, Pesaro, si partiva verso la città emiliana verso … mezzanotte, per lo più in comitiva, su camioncini di fortuna, appiccicati dentro la Topolino o la 500 di un amico, o con Vespe, Lambrette e motorini, una … avventura lungo la via Emilia alberata e nebbiosa.
Il sottoscritto, da semplice tifoso poi da inviato di quotidiani e periodici nazionali, non ha mai mancato l’appuntamento del 19 marzo, festa di San Giuseppe.
Pagine di grandi corse, dal 1961 con le vittorie del compianto Franco Farnè (Ducati) nelle 125, Provini (Morini 250) e Liberati (Gilera 500). Nel 1962, Francesco Villa (Mondial 125), Provini (Morini 250), Hailwood (MV Agusta 500); nel 1963, Torras (Bultaco 125), Provini (Morini 250), Hailwood (MV Agusta 500); nel 1964, Spaggiari (ultima vittoria MV Agusta 125), Agostini (prima vittoria Morini 250), Venturi (Bianchi 500); nel 1965, Mandolini (Mondial 125), Provini (Benelli 250), Agostini (MV Agusta 500); nel 1966, Bryans (Honda 125), Provini (Benelli 250), Agostini (MV Agusta 500); nel 1967, Walter Villa (Mondial 125, Grassetti (Morini 250), Pasolini (Benelli 500); nel 1969, F. Villa (Honda 50), Walter Villa (Montesa 125), Pasolini (Benelli 250 e 500).
Gare da epopea, inserite nella insuperabile cornice della Mototemporada, un funambolico tour con tappe che iniziavano il 19 marzo a Modena, proseguivano sui circuiti cittadini e non a Riccione, Rimini, Cesenatico, Cervia Milano Marittima, Imola, Pesaro, Monza, Vallelunga, San Remo Ospedaletti e nei primi anni in molte altre città. Per non parlare dei tanti circuiti cittadini teatro del campionato velocità juniores 125-175-250 e side.
La Mototemporada emiliano-romagnola (allargata geograficamente) era un tour pre-mondiale e, comunque, oltre ai piloti big del mondiale (stranieri e italiani), contava sulla forte presenza di Case Made in Italy quali MV Agusta, Benelli, Morini, Bianchi, Aermacchi, Mondial, Ducati, Villa, MotoBi, Paton, Linto, Parilla, Rumi (prima anche Moto Guzzi e Gilera e poi Morbidelli, Minarelli, MBA, Sanvenero, Aprilia): una presenza che garantiva qualità tecnico-agonistica e show anche se – come abbiamo più volte scritto su Motoblog – non era tutto oro quel che luccicava.
Il solito amarcord? Male non fa. Senza memoria non c’è futuro. E si capisce poco anche il presente.
Nella foto, quintetto d’assi a Modena in una meravigliosa cornice di pubblico: Agostini (MV Agusta 350) precede Saarinen (Yamaha), Villa (Benelli), Read (MV Agusta), Pasolini (Aermacchi HD)
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