Amarcord: Gilera RC600 e il motore Bi-4

Amarcord: Gilera RC600 e il motore quattro tempi Bi-4

Di Lorenzo Rinaldi
Pubblicato il 11 lug 2012
Amarcord: Gilera RC600 e il motore Bi-4


Dopo la Gilera RC 125, eccoci ora a raccontare la gloriosa storia della sua sorella più grande, la RC 600, presentata anch’essa 1989. In realtà, così come per la piccola 125, anche per questa 600 la storia inizia diversi anni prima. Esteticamente, dimensioni a parte, identica alla più piccola RC125 Top Rally, in realtà la RC600 ebbe infatti una genesi e uno sviluppo completamente differenti.

Negli anni Ottanta infatti Gilera presentò una nuova serie di motori a 4 tempi di derivazione automobilistica, conosciuti con il nome della sigla Bi-4, monocilindrici e bialbero, nelle cilindrate di 350 e 500 cc (in seguito portato a 558 cc). Nella prima metà di quella decade infatti era iniziato il rilancio in grande stile del marchio Gilera e una volta riaffermatasi nella produzione di 125 con motori a due tempi raffreddati a liquido fu la volta dei motori di cilindrata più importante.

Il progetto di un nuovo motore venne in un primo momento affidato allo studio di Cesare Bossaglia, che nella sua carriera progettò oltre 100 motori, tra cui il 1500 boxer Alfa Romeo che equipaggiava prima l’Alfasud e poi l’Alfa 33, realizzato in collaborazione con l’austriaco Rudolf Hruska. In realtà Bossaglia terminò il progetto alla fine del 1984, ma non ebbe il tempo completarlo perché morì poco dopo; il progetto di un nuovo ed inedito motore monocilindrico 4 tempi venne ripreso nel 1985 da parte dello staff tecnico diretto dall’ ing. Lucio Masut, grazie soprattutto alle modifiche apportate dal suo amico e collaboratore Bruno Grana e dal tecnico Gilera Alessandro Colombo.

Amarcord: Gilera RC600 e il motore Bi-4
Amarcord: Gilera RC600 e il motore Bi-4
Amarcord: Gilera RC600 e il motore Bi-4
Amarcord: Gilera RC600 e il motore Bi-4

Il primo modello ad essere dotato del nuovo motore fu l’enduro Dakota 350 del 1986 e subito dopo il Dakota 500, l’anno successivo evoluti entrambi con la sigla ER, che differiva per la linea più snella e il serbatoio più piccolo (13,5 litri invece di 22). La versione 350 aveva una potenza massima di 33 CV a 7500 giri, carburatori da 25 mm e sviluppava una velocità di 145 km/h, sulla 500 invece i cavalli salivano a 44, erogati a 7250 giri, per una velocità massima di 160 km/h.

La scelta cadde su un monocilindrico verticale per vari motivi, tra cui il costo di progettazione relativamente basso e inoltre la possibilità di ottenere diverse cilindrate variando solo l’alesaggio. In realtà le differenze tra il 350 e il 500 stavano anche nella corsa (80 x 69,4 mm le misure del 350, 92 x 74 mm quelle del 500), mentre con il motore di 558 cc bastò aumentare l’alesaggio di 6 mm. Tra le peculiarità di questo motore la distribuzione bialbero 4 valvole a cinghia dentata, il raffreddamento a liquido con miscelazione a tre vie comandate da termostato, il doppio radiatore munito di elettroventole, il contralbero di equilibratura, l’alimentazione a due carburatori di cui uno con pompa di ripresa, l’accensione elettronica, l’avviamento elettrico, la frizione a comando idraulico e la canna del cilindro trattata al Gilnisil, tutte soluzioni oggi scontate, ma all’epoca difficili da trovare tutte insieme su un monocilindrico.

Nel frattempo in sostituzione del modello Dakota arrivò nel 1988 la nuova XRT 600, che montava per la prima volta il Bi-4 in versione 600, anche se era sempre disponibile la versione 350, pressoché identico a quello della Dakota.La Gilera XRT era caratterizzata dalle linee squadrate e dal becco anteriore; le sue dimensioni erano imponenti e pertanto l’utilizzo off-road era limitato. Con lo stesso motore di 558 cc arrivò nel 1989 la mitica RC 600, la cui sigla significava Regolarità Casa; fu presentata contestualmente alla Top Rally 125, che aveva un’estetica molto simile.

Amarcord: Gilera RC600 e il motore Bi-4
Amarcord: Gilera RC600 e il motore Bi-4
Amarcord: Gilera RC600 e il motore Bi-4
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La linea era più snella e sportiva e vennero introdotte anche modifiche al motore, che sviluppava una potenza di 48 CV ed era alimentato da 2 carburatori TK da 28 mm. Il peso a secco dichiarato era di soli 141 kg, nella versione senza avviamento elettrico (opzionale) e la velocità massima superava i 160 km/h. Di questa moto venne allestita anche la versione ufficiale per la Parigi-Dakar, guidata dai piloti Mandelli e Medardo, da cui poi derivò il prototipo RC 750R.

Nonostante il successo, la RC 600 paradossalmente si rivelò troppo specialistica per i piloti meno smaliziati e troppo “stradale” per i puristi dell’enduro. Nel 1991 quindi Gilera “sdoppiò” questo modello presentando la nuova RC 600 C (la C stava per Cobra, per via del cupolino che ricordava la testa del serpente) e la RC 600 R. La prima aveva un’attitudine più stradale, senza però dimenticare le sue origini fuoristradistiche.

Le modifiche apportate rispetto alla precedente RC erano numerose, dal telaio ridisegnato alla nuova forcella Kayaba da 43 in luogo della precedente Marzocchi da 40 mm; la corsa della sospensione anteriore si ridusse dai 280 mm della vecchia RC ai 240, mentre rimase invariata quella posteriore da 260 mm. Esteticamente invece la carenatura era più estesa e più adatta all’uso on-off. Anche il motore subì alcuni aggiornamenti, con i carburatori da 30 mm di diametro, mentre la potenza salì a 53 CV a 7500 giri.

Amarcord: Gilera RC600 e il motore Bi-4
Amarcord: Gilera RC600 e il motore Bi-4
Amarcord: Gilera RC600 e il motore Bi-4
Amarcord: Gilera RC600 e il motore Bi-4

Sulla R invece la forcella aveva il diametro di 46 mm, l’escursione delle sospensioni aumentò fino ai 290 mm davanti e 295 dietro, dove era montato un cerchio da 18 pollici invece che da 17 come sulla Cobra e sulla precedente RC. Misure a parte la R era indiscutibilmente una moto votata all’off road, molto più essenziale, anche se, ancora una volta, si dimostrò un prodotto un po’ di compromesso; aveva infatti una potenza di 54,5 CV a 7500 giri, pari a quella di moto specialistiche come Husaberg o Husqvarna e nettamente superiore a quella di Yamaha TT o Honda XR600R, ma il peso di 138 kg la rendeva più adatta alle gare di Motorally che alle speciali fettucciate. Contemporaneamente alla Cobra, nel 1991 venne lanciata anche la Nordwest, proposta anche in versione 350, che condivideva con la Cobra gran parte della carrozzeria ma con una ciclistica molto più stradale, che sfoggiava forcella a steli rovesciati davanti e uno pneumatico da 160 mm dietro; per via di queste misure, la Nordwest è oggi considerata l’antesignana delle supermotard, anche se all’epoca era fin troppo “avanti” e non venne capita da molti.

Nel 1992 vennero introdotte alcune modifiche alla Cobra e l’anno successivo venne presentata l’ultima versione, con grafiche rinnovate. Con la Cobra e la R termina anche la gloriosa storia del mono Bi-4 anche se in verità venne utilizzato non solo sui modelli da enduro ma anche sulla Saturno Bialbero 500, presentata alla fine del 1987 e destinata prevalentemente al mercato giapponese, una stradale che evocava il modello Gilera del ’46, con una linea retrò. Ne venne costruita anche una versione da competizione, con cilindrata portata a 560 cc, presto sostituita dalla Saturno Bialbero 600 Piuma nel 1990, che presentava una carrozzeria molto simile esteticamente a quella della 125 sportiva SP02 e venne utilizzata nel Trofeo Supermono. Per approfondire la storia di questo glorioso monocilindrico vi consigliamo una visita al sito dedicato a questo motore e a quello del Motoclub FMI Gilera 4T.

Amarcord: Gilera RC600 e il motore Bi-4
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