Suzuki GSX-S 1000 F: la nostra prova su strada

Torniamo a parlare della Suzuki GSXS1000F, stavolta per scoprire se con la sola aggiunta di tre piccole borse, può veramente essere Tourer, oltre che Sport

Di marcobalvetti
Pubblicato il 31 mar 2016
Suzuki GSX-S 1000 F: la nostra prova su strada

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Suzuki GSX-S 1000 F – Non è la prima volta che incontriamo, l’avevamo già portata tra i cordoli della pista, in un precedente articolo, esaltandone le doti sportive e descrivendo come l’eredità sportiva del motore della GSXR 1000 K5 fosse viva, vegeta e scalciante.

Forse ci siamo lasciati prendere dall’aspetto sportivo e dalla comodità della posizione di guida nel provarla in pista, al punto che abbiamo forse perso di vista la sua vera natura: garantire sì divertimento e sportività, ma in un contesto turistico.

Sì, perché la GSX-S1000F nasce proprio per quelli che vogliono viaggiare stando più comodi che con una supersportiva, ma senza ricorrere a mastodontici mezzi pieni di luci, tubature extra e grandi valigie da esploratore.

C’è chi ha bisogno di molto poco per potersi sentire libero e felice: un set di borse in cui stipare giusto l’occorrente, gomme nuove, serbatoio pieno e una posizione di guida che non ti faccia desiderare di essere la cavia in un congresso shiatsu a fine giornata.

Essendo questa l’ambizione della Suzuki, avendola forse noi sottovalutata, abbiamo deciso di provarla una seconda volta, sottoponendola ad un giro di circa 350 chilometri che comprende ogni situazione stradale, dal misto stretto alla noiosissima autostrada, per stabilire se oltre allo “Sport”, soddisfi anche il “Tourer”.

Da Roma siamo andati a Cassino in autostrada, poi da lì siamo scesi a Gaeta e abbiamo proseguito per la costa, attraversando Terracina ed Anzio, passando dalle sinuose strade di campagna alle superstrade, ai centri abitati trafficati, con una moto che volutamente si allontana molto poco da quella già provata.

SUZUKI GSX-S 1000 F: com’è

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