Motomondiale, cambi di “casacca”. Oggi più burrascosi del passato?

Oggi, come ieri, la “gestione piloti” è assai complessa e non di rado diventa un boomerang per gli stessi protagonisti.

Di Massimo Falcioni
Pubblicato il 28 dic 2018
Motomondiale, cambi di “casacca”. Oggi più burrascosi del passato?

I salti di categoria e i cambi di “casacca” dei piloti fanno parte del “gioco” e, seppur a volte “sofferti”, fanno bene al motociclismo, riportando nuova linfa, una ventata d’aria buona come la tempesta pulisce e ossigena il mare piatto. Nel 2019, come noto, sono tanti i piloti passati dalla Moto3 alla Moto2 e in MotoGP non sono pochi i cambi di Marca e di Team. Torneremo presto sul tema, analizzando nel dettaglio i nuovi abbinamenti per la stagione in arrivo.

In MotoGP, in questo, chi ha avuto più difficoltà è stata Ducati, sia quando al timone di Borgo Panigale c’era l’AD Del Torchio (disastrosa la sostituzione di Stoner con Rossi), sia dopo con il nuovo AD Domenicali: improvvida la sua dichiarazione durante la presentazione del Team 2017: “Noi con Lorenzo stiamo tentando di fare una cosa che non ci è riuscita con il pilota più famoso del Mondo, se lo faremo sarà imbarazzante”.

Già, sappiamo tutti come è finita. Anzi, non è finita lì anche perché era iniziata prima con l’addio “rumoroso” di Iannone dalla Rossa che, al di là delle frasi scritte sul comunicato ufficiale, ha lasciato le parti col muso lungo, se non proprio in cagnesco. Il tutto con il titolo iridato di là da venire, pur con le Rosse molto competitive, per una gestione dei piloti da “tapiro d’oro”. Appunto. L’ambiente delle corse è difficile, oggi come ieri, quando, pur in situazioni molto diverse, non è vero che era tutto rose e fiori ma, forse, si sentiva di più e meglio la “voce del padrone”.

Un esempio? Riguarda Mike Hailwood, considerato dai più – compreso chi scrive queste note – il più grande pilota del Motomondiale, non solo per i suoi 9 titoli mondiali ma soprattutto per il suo talento e per la sua versatilità nel portare al limite moto molto diverse fra loro in ogni cilindrata. Mike era un “signore” – non tanto perché pilota milionario (in sterline) – anche nei rapporti professionali e umani, specie con le squadre con le quali gareggiò e con i suoi compagni.

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Negli anni ’60 le due Case principali erano MV Agusta e Honda. Il fuoriclasse inglese aveva iniziato nel 1957 con una MV Agusta 125, poi tre stagioni a battagliare su Norton, Ajs, Ducati, Benelli, Mz ecc. Proprio in sella alle pluri frazionate 4 tempi 250 della Casa dell’Ala dorata Mike conquistò il suo primo titolo iridato (250) nel 1961. Ma nell’ultima gara di quella stagione, il 9 settembre a Monza, Hailwood corse e vinse anche la 500 guidando per la prima volta le “sue” MV Agusta 4 cilindri, sue nel senso che le aveva … “comprate”.

Il Conte Agusta lo ingaggiò subito e Mike ripagò conquistando quattro titoli mondiali in fila delle 500, Ma nel 1966 e 67 – nel frattempo a Cascina Costa era arrivato e cresciuto il giovane … Agostini – il fuoriclasse inglese fu di nuovo convinto dalla Honda al gran ritorno grazie a un ingaggio faraonico all’epoca e alle moto a disposizione e così fece suoi altri 4 titoli mondiali nelle 250 e 350 pur mancando quello più ambito, la 500. Ma la danza del cambio di Case e di moto non finisce qui.

Nel 1968 Honda dice addio (pro tempore) alle corse tenendo però Mike sotto contratto per non lasciarlo alla concorrenza. Pochi mesi di astinenza e il canto della sirena delle corse riporta Hailwood in pista il 15 settembre a Monza con la … MV Agusta, compagno di squadra di Agostini, forse adagiatosi troppo presto sugli allori e quindi da … stimolare. Nelle prove della vigilia, Mike fu molto deluso delle 4 cilindri affidategli, inferiori – a suo dire – di quelle del suo compagno di squadra Ago.

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In prova l’inglese cadde persino due volte – io c’ero e ricordo la sua tuta di pelle nera stracciata e il suo viso terreo – e a nulla valsero le sue proteste (sempre meno pacate) nei confronti dello staff della Casa italiana. Nel penultimo turno di prove ufficiali del sabato, il “fattaccio”: Mike rientra infuriato ai box e letteralmente getta la sua MV contro il muretto proprio davanti al Conte Domenico Agusta diventato … viola. Pochi minuti dopo Mike cambia… “casacca” guidando la nuova … Benelli 500 4 cilindri già affidata a Renzo Pasolini.

Poi, sotto il diluvio della domenica, l’incandescente ma breve tete-a-tete con Ago, la famosa caduta alla Parabolica ecc. Perché il ricordo di questa storia? Perché né quel giorno concitato, né mai dopo, nessuno della MV Agusta disse una sola parola “contro” Mike del quale vantavano sempre mirabili doti come pilota e come persona. Idem Mike che quando gli si nominava la MV o il conte Agusta ripeteva: “Very good, thank”. E ogni volta grandi sorrisi, grandi pacche sulle spalle, grandi abbracci. Atteggiamenti formali, di fatto una presa in giro, dove sotto il sorriso covava il rancore? Chissà! Fatto sta che tutti procedettero per la propria strada, senza mai tirar frecce contro il proprio ex pilota o contro la propria ex Casa. Anche all’epoca c’era chi tentava di tirar fuori con le pinze parole al vetriolo di questo contro quelli o di quelli contro questo. Ma tutti – almeno a certi livelli – avevano le bocche cucite e avevano altro da fare nel box e in pista. E i risultati si vedevano.

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