SBK: la partnership tra Aruba e Ducati
Abbiamo scambiato due chiacchiere con Stefano Cecconi AD di Aruba e Team Manager Aruba.it Ducati Superbike durante il round di Imola...
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Quale apporto tecnico offre Aruba.it al team Ducati?
Qui diamo un contributo diverso, c’è una componente di “it” nel team, valore aggiunto alla nostra sponsorizzazione. Negli ultimi anni c’è stata un’esplosione dell’elettronica e una maggiore importanza di questa nella prestazione della moto. Si sono moltiplicati a dismisura sensori, limitati da regolamento per evitare un’eccessiva proliferazione, sensori e canali che possono gestire le centraline. Un insieme di dati che devono essere processati in tempo reale, anche se è proibita avere una connessione wireless in tempo reale con la moto, cosa che invece accade nelle automobilismo dove nei box è possibile vedere i dati relativi alla vettura, su tutti la Formula E con il Fan Boost, che può agire in tempo reale sulle impostazioni della potenza della monoposto. Questo tipo di attività sulle moto è pericoloso, parliamo di un sistema fortemente sbilanciato verso il pilota. Bisogna tenere in considerazione il peso della moto, 168 kg, che insieme al peso del rider, non permette di variare i setting in corsa per non far cadere in terra il pilota. Ma appena la moto arriva nel box la connettiamo, noi la vediamo come un un dispositivo ethernet, un vero e proprio cavo di rete ci permette di scaricare tutti i dati che vanno processati rapidamente per pianificare in pochissimo tempo le modifiche, apportarle a tutte le impostazioni delle mappature e ricaricarle sulla moto durante le sessioni di prove e qualifiche. Si tratta di 3 setting di freno motore, 3 di traction control e 3 di antiwheeling. Qui c’è una componente forte della nostra azienda, ma anche di telecomunicazione, infatti, tutto quello che viene acquisito e processato in pista viene poi inviato anche in Ducati se c’è bisogno di un aiuto ulteriore, ad esempio gli elettronici possono fare delle modifiche alle impostazioni o aggiungere delle routine al software. Quindi significa avere una cassa, un server e lo storage, tutto un networking che viene trasportato anche in maniera abbastanza brutale in giro per il mondo e che deve funzionare sempre e comunque, non possiamo permetterci un malfunzionamento delle nostre strutture, se non funziona qualcosa la prestazione è totalmente compromessa. C’è dell’it critico che deve avere determinate prestazioni e affidabilità e questo è il centro del nostro business che facciamo normalmente nelle nostre strutture.
Cosa vuol dire per voi far essere parte attiva di un team ufficiale?
Siamo team ufficiale con il coinvolgimento diretto del costruttore, questo ci diversifica dalle altre squadre, soprattutto da quelli private. Avere Ducati dalla nostra parte vuol dire tanto. In più, anche se non era una delle condizioni dell’accordo, siamo diventati fornitore ufficiale di Ducati. Abbiamo affiancato il nostro Data Center a quello di Ducati nonché un refresh della parte hardware di networking.
La creazione del team è stata una bella sfida…
Ci piace fare le cose in casa, ad esempio nel 2001 creammo il primo data center ad Arezzo anche se non era una nostra necessità, ai tempi eravamo essenzialmente un hoster… L’idea era differenziarci dai nostri concorrenti. E questo è l’elemento fondante che è alla base della nostra sponsorizzazione. Se dovevamo entrare nel mondo della Superbike dovevamo farlo con un nostro team, partendo da zero e mettendo in campo tutte le nostre conoscenze ed esperienze affiancandoci ad un costruttore importante come Ducati con un accordo particolare che vede un coinvolgimento diretto e attivo nella gestione della squadra ufficiale, oltre ad esserne title sponsor. Una perfetta alchimia che non sarebbe stata possibile se alla base non ci fosse stata una visione comune che parte dalla continua ricerca delle migliori prestazioni con un’attenzione massima alla sicurezza.
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