SBK in crisi di nervi: penalizzazioni, due pesi due misure?
Chi sbaglia paga, come abbiamo visto ieri in Formula 1 nel GP del Canada e nel WSBK a Jerez...
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Chi sbaglia paga, come abbiamo visto ieri in Formula 1 nel GP del Canada e nel WSBK a Jerez. Messo sotto pressione da Hamilton, Vettel stringe nel muretto il suo avversario e per questa infrazione i giudici gli tolgono la vittoria. Qui trattasi di alta tensione del pilota Ferrari che perde ancor lucidità nei momenti bollenti subendo la sudditanza psicologica del campione del mondo della Mercedes. Alla fine il teatrino del cartello numero 1 tolto da Vettel davanti alla macchina di Hamilton conferma quanto scritto sopra. Sarebbe accaduto con il “Drake”?
E veniamo a noi, alla Sbk. La FIM World SBK Steward Panel fa sua la logica del “grande timoniere” cinese Mao: “Punirne uno per educarne cento”. Anzi, come è accaduto nel round di Jerez, la commissione ha fatto il bis, evidentemente pensando che punirne due può essere più istruttivo, un monito più pesante utile per scongiurare in futuro la eccessiva aggressività fra i piloti in pista. La vicenda, anzi le vicende, riguardano – come noto – la penalizzazione di Melandri (arretramento di sei posizioni sulla griglia di partenza della prossima Tissot Superpole Race nel round di Misano del 15 e 16 giugno) per aver causato la caduta di Davies in Gara2, dopo che la stessa commissione aveva già usato la doppia scure con Rea retrocedendolo dal terzo al quarto posto nella classifica di Gara1 e obbligandolo a partire in ultima fila nella “sprint race”, accusato di aver “arpionato” Lowes. Soprattutto fra Davies e Melandri sono volate reciproche pesanti accuse, ma anche Rea, peraltro protagonista di una gran rimonta fino a lambire il podio nella “sprint race” ma solo secondo in Gara2 dietro all’arrembante Van Der Mark (Yamaha) non riuscendo ad approfittare della caduta di Bautista, non l’ha presa bene anche perché, come ha ribadito: “Non c’era malizia nella mia manovra”.
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In entrambi i casi c’è stata quanto meno incertezza da parte dei (nuovi) membri della importante Commissione che su Rea ha deciso ore dopo la fine della corsa rimuovendo la classifica dopo le pressioni del Team Yamaha. Non torniamo su quanto accaduto in precedenza in quell’ultima curva di Jerez (specie in MotoGP), così come è inutile ricordare i precedenti mille contatti anche con cadute perché fanno parte del gioco. Anche stavolta, al di là del ragionevole dubbio, si tratta di sorpassi-limite ma senza l’intenzionalità e la volontà di provocare la caduta dell’avversario.
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Non è la stessa cosa valutare i fatti o lo spazio reale che c’è fra due piloti in lotta fra loro stando davanti alla tv o essere sulla moto alla guida, impiccati. Nel motociclismo la linea fra l’essere penalizzato per una manovra “esagerata” che provoca una caduta e fra l’essere esaltato per la stessa manovra che porta alla vittoria è sempre sottile. Il motociclismo inteso come corse iridate di velocità è confronto diretto, anche duro, senza il quale è “altro”, cioè non ha motivo di esistere.
Altro discorso per i piloti “recidivi”. Le regole? Sono fondamentali. Vanno però scritte e vanno fatte rispettare con competenza, esperienza, correttezza, equilibrio, saggezza da commissioni credibili composte da personalità super partes, non imposte da logiche “politiche” e di potere. Ovvio che ieri la Commissione ha punito Melandri perché non poteva fare altro dopo aver usato la clava con Rea. Ha un senso scontare la penalizzazione nella gara successiva, di fatto una doppia penalità per il pilota che così è fuori gioco anche nell’importante round di Misano? Insomma, certe punizioni e certe scelte (come, su un altro piano, la cancellazione di Gara 2 di Imola) invece di essere di monito gettano benzina sul fuoco per alimentare nuove tensioni, che poi si riversano in pista. Anche perché, fra teatrino e sceneggiata, la penalizzazione rischia di avere due pesi e due misure a seconda di chi subisce la sentenza. La realtà della SBK resta dunque dominata da incertezze e sbandamenti di chi tira le fila dei giochi (Dorna e Fim), quanto meno ripetute dimostrazioni di inadeguatezza, che non aiutano a risollevare l’immagine di un Mondiale, tutt’ora in mezzo al guado, in cerca di una propria identità e caratterizzazione. Molti piloti Sbk hanno forse i nervi a fior di pelle ma c’è da sperare che chi decide non sia fuori… di testa.
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