Motomondiale 1969, 50 anni fa la prima vittoria iridata di Silvio Grassetti
Grassetti, primo trionfo mondiale. La "prima" iridata anche per la Jawa
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Cinquant’anni fa, il 14 settembre 1969, giornata storica per il motociclismo italiano che nel GP di Jugoslavia – sull’impervio assassino saliscendi di Abbazia – vede salire sul primo gradino del podio della 350 Silvio Grassetti che conquista la sua prima vittoria iridata in sella alla cecoslovacca Jawa ufficiale, al primo trionfo mondiale con la sua nuova potente e ostica 4 cilindri due tempi che il 12 luglio al Sachsenring aveva provocato la caduta mortale di Bill Ivy. Per il 33enne asso pesarese, già affermato pilota ufficiale di grandi Case, è l’apoteosi, dopo aver visto sfumare tante vittorie, solo per sfortuna. Motivatissimo nel “suo” circuito, Silvio fa il pieno: con la pole position nelle qualifiche del 13 settembre, con il giro veloce in gara (2’27.8 kmh 146,120), con il record della pista dopo 26 giri (156 Km) infernali in un saliscendi “a vita persa” fra pietre del monte e strapiombi sul mare, un circuito che non perdonava, con tante gravi cadute e addirittura con tre incidenti mortali. Per il “leone di Montecchio” la giornata avrebbe potuto riservare anche il bis, se un banale guasto alla sua Yamaha 250 non lo avesse costretto al box quando dopo una brutta partenza era in gran recupero (di molto il più veloce in pista!) e stava andando in testa, in quella corsa che poi risulterà decisiva per l’iride della quarto di litro a Kel Carruthers e alla Benelli. Con quella vittoria Grassetti conquista anche il titolo di vice campione del Mondo della 350 alle spalle di Giacomo Agostini (MV Agusta), impegnato qual giorno in una corsa a Cadwell Park, attirato in Inghilterra per … l’ingaggio ma forse anche per evitare le insidie dei 5.994 metri di Opatija e un avversario che l’asso di Lovere conosceva bene (erano stati anche “scomodi” compagni di squadra alla Morini e alla MV Agusta) qui particolarmente insidioso avendo vinto ben otto volte in gare internazionali nelle 250, 350, 500, perdendone almeno altre quattro solo per guai tecnici alle sue moto.
In quel 1969, nella 350, solamente tre piloti, oltre a Grassetti, stabilirono i nuovi record della pista nei 10 round iridati: Agostini, Read, Gould. Altro dato significativo: prima del 1969, dal 1949, nella classe 350 solamente tre italiani avevano vinto almeno una gara iridata: Duilio Agostini (Guzzi) nel 1955, Libero Liberati (Gilera) nel 1956 e nel 1957, Giacomo Agostini nel 1965 e 1968. Poi ancora Agostini nel 1969 e, proprio nell’ultimo round stagionale, Grassetti. Non è questa la sede per ripercorrere la carriera di Silvio Grassetti, scomparso dopo una lunga malattia un anno fa il 9 settembre 2018: uno dei grandi del motociclismo de “I giorni del coraggio”, un “re senza corona” come altri giganti di quell’epopea esaltante quanto tragica quali Pasolini, Bergamonti, Venturi, Parlotti, Herrero, Mc Intyre ecc. Silvio ha lasciato un grande vuoto perché è stato per quasi due decenni un’icona del motociclismo de “I giorni del coraggio” e perché, dopo la lunga appassionata e appassionante parentesi agonistica, non si è chiuso nell’amarcord: uomo sempre attivo, umile e saggio, di grande umanità. Un campione di grande talento animato da autentica passione per la moto, per la tecnica, per le corse, per le sfide dando sempre tutto se stesso nel rispetto degli avversari e del pubblico che amava e ne era sempre ricambiato.
18 stagioni di grandi corse da protagonista dal 1956 al 1974, giornate di festa e di gloria e giornate difficili e spesso nella tenaglia della Dea bendata, con la Signora in nero sempre pronta a ghermirlo, fortunatamente invano. Silvio ha corso ufficialmente con le più grandi Case ufficiali (Benelli 125, 250, 350; Bianchi 350 e 500; MV Agusta 500; Morini 250; Gilera 500; Jawa 350; Morbidelli 125; MZ 250 e 350 gareggiando anche con successo con le Yamaha 250 e 350), compagno di squadra di molti fuoriclasse (Duke, Dale, Spaggiari e poi Pasolini alla Benelli in due epoche diverse; Hailwood e poi Agostini alla MV Agusta; ancora Agostini alla Morini; Caldarella alla Gilera; Brambilla Tino e MC Intyre alla Bianchi; Findlay alla Jawa; Rosner, Bartusch, Braun alla MZ), in lotta con i più grandi piloti mondiali di epoche diverse, fra cui Ubbiali, Provini, Agostini, Venturi, Mendogni, Phillis, Redman, Taveri, Hocking, Hailwood, Mc Intyre, Minter, Artle, Read, Ivy, Duff, Ito, Gould, Dodds, Pasolini, Bergamonti, Villa, Parlotti, Carruthers, Saarinen, Sheene, Nieto, Lansivuori su su fino a Kenny Roberts! Campione senza corona fra i più prestigiosi e amati in Italia e all’estero Silvio ha disputato 218 gare nelle 125, 250, 350, 500, conquistando 72 podi, 42 vittorie. E’ partito in gara dalla prima fila 180 volte battendosi in corsa per il podio e per la vittoria 170 volte, quindi quasi sempre. Purtroppo, 104 ritiri, di cui 90 per problemi tecnici alla moto. 22 podi iridati, 3 vittorie in gare mondiali, vice campione del Mondo 1969 delle 350 su Jawa ufficiale 4 cilindri 2 tempi dietro ad Agostini (MV Agusta). 4 volte campione d’Italia assoluto nelle 125 (Benelli), 250 (Yamaha e Mz), 350 (Benelli), 500 (MV Agusta) perdendone almeno altrettanti solo per sfortuna.
Come già detto, la dea bendata, tante volte non certo benigna con il centauro pesarese, non ha voltato le spalle a Silvio nel giorno più nero del motociclismo: quel 20 maggio 1973 la sua MZ 250 ufficiale recalcitrò al via. E i suoi due avversari-amici Saarinen e Pasolini si involarono verso il loro destino. A Silvio toccò pagare il conto l’anno dopo, a Spa, centrato a forte velocità da un rookie-killer. Correva l’anno 1974. Erano passati cinque anni da qual 14 settembre 1969, cinque anni assai densi per Grassetti, più volte con il “Mondiale” nel mirino, addirittura nel 1971 quasi in tasca, ma sempre svanito. Non vogliamo fare collegamenti “arditi” e “impropri” fra campioni ma non crediamo di correre rischi di… “lesa maestà” nel ricordare che Enzo Ferrari vedeva Stirling Moss, “Re senza corona” in F1, fra i più grandi in assoluto e che proprio il fuoriclasse inglese aveva un rapporto di amicizia con Silvio Grassetti, ammirandone talento e determinazione e confermando anche in pubblico quanto scriveva in apertura del suo numero 5 del maggio 1963 la principale rivista nazionale di settore “Motociclismo” dedicando la sua copertina a colori con una immagine in corsa del pilota pesarese sulla grigio-verde metallizzata Benelli 250 4 cilindri: “Fra i piloti italiani su macchine d’alta velocità, si va sempre più affermando la personalità di Silvio Grassetti, pilota ecclettico, di eccelsa classe, ardimentoso e battagliero, cui manca solo un po’ di fortuna per assurgere ai più alti fastigi della celebrità internazionale”. Già.
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