MotoGP, Zarco su Desmosedici GP19: risorsa o bega per Ducati?
Ecco Zarco: per Ducati è una gran svolta, con grandi rischi. Non sarà facile gestire la “risorsa” Zarco. Il gioco vale la candela?
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Così, come scritto anche da Manuele Cecconi su Motoblog, dopo peripezie e giravolte, sulla soglia dei 30 anni, Johann Zarco approda in Ducati, se pur passando attraverso il Team satellite Avintia. La mossa non è di poco peso, specie in ottica 2021, quando cioè pare certa la fuoriuscita da Borgo Panigale dei due attuali piloti ufficiali, Dovizioso e Petrucci, a meno che i due italiani non facciano un 2020 da “miracolo”. Il pilota francese, giunto in MotoGP nel 2017 con la Yamaha del Team Tech 3 sull’onda dei suoi due titoli mondiali Moto2 del 2015 e 2016 e prima ancora del secondo posto nel mondiale 125 del 2011, chiudendo la sua prima stagione sesto con due secondi posti e un terzo, ripetendosi nel 2018, più le due pole in Qatar e in Francia. Risultati e prestazioni che gli portano in dote un contratto biennale 2019-2020 (economicamente sostanzioso) con la KTM ufficiale, compagno di squadra di Pol Espargarò. Ma i risultati sono ben al di sotto delle aspettative e il 12 agosto, clamorosamente, Zarco annuncia l’addio dalla Casa austriaca a fine 2019 impegnandosi per le restanti gare del campionato. Ma il 22 settembre al GP di Aragon KTM appieda il pilota francese chiamando Mika Kallio a sostituirlo. Zarco, a sua volta, sostituisce senza gran costrutto nel Team LCR Honda l’infortunato Nakagami. Il francese rifiuta poi la proposta di “collaudatore” Yamaha certo di prendere il posto nel Team ufficiale Honda dopo l’addio alle corse di Jorge Lorenzo. Ma nel box HRC arriva il neo iridato Moto2 Alex Marquez, fratello di Marc e così Johann rimane con le pive nel sacco rischiando addirittura di ritornare in Moto2 o di sbarcare in Sbk.
Dorna interviene pressando il Team Ducati Avintia che, per far posto al francese, dà il benservito a Karel Abraham beffandosi del contratto. Sulle prime la scelta coatta non convince Zarco che senza peli sulla lingua dice che il Team Avintia “non è all’altezza”. Ezpeleta sposta allora il “cannone” Dorna su Ducati che, vista l’aria che tira e fatti due conti su quel che c’è e quel che può esserci dopo il 2020, si convince della bontà di disporre della carta Zarco. Per tutti garantisce il direttore generale di Ducati Corse Gigi Dall’Igna che promette al Team Avintia per il pilota francese una Desmosedici GP19 e un capotecnico adeguato, passaggio obbligato per l’ingresso nel Team ufficiale, nel 2021. Decisivi, ovvio, saranno i risultati conseguiti nella prossima stagione e anche la competitività della Rossa, specie quella 2019, dopo i progressi delle nuove moto in pista la prossima stagione. Che Zarco sia un bel manico non ci sono dubbi come non ci sono dubbi sul fatto che il francese entra sempre a gamba tesa, peggio: come un elefante in una cristalleria. Dopo aver già espresso prima dubbi sulla qualità e sulla competitività del Team diretto da Rubén Xaus, adesso Zarco mette i puntini sulle “i”: “Penso di aver firmato più con Ducati che con Avintia”. Più diretto non si può! Come dire, la diplomazia non è il mio forte. Così come l’umiltà non è la dote migliore dell’asso francese. Nel motociclismo, un pilota con queste caratteristiche “scoppiettanti” non è certo un’eccezione. In questi casi, due sono gli sbocchi: il primo, che ai giri di valzer delle parole e ai bellicosi propositi seguano in pista i fatti con risultati eclatanti, incontestabili. E allora gran festa, ricchi premi e cotillon. Il secondo, che, mancando la competitività necessarie con i risultati sotto il minimo del minimo, inizi il festival dello scaricabarile, con tutto quel che segue. Da una testa “fredda” qual è il Dovi alla testa “calda” di Zarco. Per Ducati è una gran svolta, con grandi rischi. Non sarà facile gestire la “risorsa” Zarco. Il gioco vale la candela?
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