MotoGP: Ducati-piloti, l’erba del vicino è sempre più verde?

L’impressione è che in Ducati siano più portati a considerare migliore … l’erba del vicino, valorizzando più i piloti delle Case avversarie che i propri

Di Massimo Falcioni
Pubblicato il 27 gen 2020
MotoGP: Ducati-piloti, l’erba del vicino è sempre più verde?

Non si sono spenti gli echi della presentazione della Ducati GP20 fatta pochi giorni addietro a Palazzo Re Enzo in Piazza Maggiore a Bologna dove è tornata di attualità la “questione piloti”. In particolare è stato l’Ing. Gigi Dall’Igna a riproporla senza perifrasi: “Una squadra come Ducati – dice Dall’Igna – è sempre alla ricerca dei migliori piloti possibili. Lo sanno anche i nostri piloti. Dipende anche da loro… mi sembra giusto dare la possibilità di valutarli bene prima di prendere le decisioni per il 2021. Non abbiamo pianificato dei tempi e dei modi con i quali approcciare questo ragionamento. Partiamo e poi vediamo”. Insomma in Ducati pare esserci la consapevolezza che non bastano due piloti affidabili, seri e affiatati quali sono Dovizioso e Petrucci per portare a casa il titolo. Se è vero che è stato Marquez a fare la differenza, serve un Marquez.

Un Marc Marquez. Non è lo stesso disco fatto girare anche in passato dai responsabili di Borgo Panigale? Ci saranno state e ci saranno tutt’ora interpretazioni forzate – fors’anche strumentalizzazioni – dei media, specie di chi cavalca gossip e bla-bla ma resta il fatto che non è certo la prima volta che in occasione delle presentazioni delle nuove MotoGP di Borgo Panigale si affronta il nodo piloti facendo trasparire, per non dire peggio, una certa insofferenza. L’impressione (solo l’impressione?) è che in Ducati siano sempre più portati a considerare migliore … l’erba del vicino, valorizzando più i piloti delle Case avversarie che i propri. C’è, in questo modus operandi, una continuità che viene dal passato. Come non ricordare la “storia” di Casey Stoner che addirittura dopo il forfait dell’agosto 2009 causato da debilitazione fisica avrebbe dovuto “chiedere scusa” (così pretese l’allora main sponsor) prima del rientro all’Estoril dopo aver subito i musi lunghi del proprio Team?

Perché all’epoca un tale atteggiamento verso il fuoriclasse australiano, l’unico ad aver portato il titolo mondiale MotoGP a Borgo Panigale? Cosa c’era dietro al tentativo di indebolire l’immagine e il consenso del “canguro”? Semplicemente approfittare dei problemi di salute di Stoner per “destabilizzare” la situazione in Ducati, in vista di futuri e importanti cambiamenti. L’obiettivo era quello di portare Rossi in Ducati. Con una fava si pensava di prendere più piccioni. Un colpo d’ala per risollevare la MotoGP in crisi, una scossa elettrizzante con una forte ricaduta d’immagine, di inestimabile valore, soprattutto per lo sponsor. In tal caso, Stoner diventava un ostacolo. Perciò meglio creare le condizioni per l’uscita. Stoner, cavallo di razza molto delicato, poteva rimanere intrappolato in una situazione sempre più difficile e, specie in mancanza di risultati, decidere alla fin fine di fare fagotto. Da lì, il via libera per l’operazione Rossi/Ducati. Così si arrivò al gennaio 2010 al famoso vernissage di Madonna di Campiglio in occasione del Wroom 2010.

Stimolato e incalzato da alcune domande sul tormentone Rossi/Ducati, il presdiente di Ducati Motor Holding Gabriele Del Torchio non si tirò indietro, anzi si buttò ventre a terra: “Rossi, perché no? Ci piacerebbe vincere qualche campionato del mondo con un pilota italiano anche per amplificare l’ambizione di essere ambasciatori del Made in Italy. Quest’anno scadono molti contratti, quello di Stoner, quello di Rossi, quello di Lorenzo, quello di Pedrosa. E’ giusto pensare che nel 2011 ci sarà uno scenario diverso, quale sarà lo vedremo andando avanti. Valentino ha senz’altro una grandissima capacità di comunicazione, comunque è un grandissimo campione e poi è italiano”. E la valorizzazione del loro pilota Stoner? Così scrivevamo all’epoca: “Non si sa quali risultati potrebbe oggi raggiungere l’australiano senza la Ducati. Ma abbiamo visto a metà campionato 2010, lo smarrimento e l’inconsistenza delle Rosse bolognesi senza l’apporto di Casey. La “crisi” di Stoner in una fase calda della passata stagione, non solo ha lasciato via libera alla corsa iridata di Rossi, ma ha dimostrato che la Ducati senza Stoner non era assolutamente competitiva”. Come finì, si sa. La storia si ripete pur con personaggi diversi?

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